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Federico

Questo e’ il secondo anno di frequenza di mio figlio alla Scuola PIB. Leonardo ha incominciato a tre anni e mezzo ed è stata una grande esperienza. La scuola ha reso la lingua italiana reale per mio figlio, visto che a casa sono il solo a parlarla. Ho notato grandi progressi nell’uso della lingua, specialmente durante le vacanze in Italia, quando mio figlio comunica senza difficoltà con parenti ed amici. La scuola offre non solo un curriculum educativo, ma cerca di stimolare lo sviluppo di una comunità italiana dove i giovani possano apprendere la lingua anche attraverso il gioco, il divertimento e le nuove amicizie. La Scuola PIB è un piccolo gioiello dove i bambini che già parlano italiano possono migliorare, percepire la lingua come viva e reale e, soprattutto, possono sentirsi parte di una comunità culturale. Raccomanderei la scuola per ogni bambino a Boston che già parla italiano.


Andressa

Siamo una famiglia italo-brasiliana, che ha vissuto 10 anni a Milano, dove sono nati i bambini. Arrivati a Fall River MA un anno fa, ci mancava la cultura italiana. La scuola del sabato è una grande opportunità, sia per i bimbi che per i genitori, di mantenere viva la cultura italiana e, soprattutto, la lingua. Ogni sabato impariamo anche noi, i grandi, qualcosa di nuovo con le amicizie che abbiamo fatto. Grazie a tutti i collaboratori!


Brenton

My Italian wife and I had been looking for several years for a school for our kids to learn italian and become immersed in italian culture before we discovered the Scuola PIB, which is an amazing place. It is truly a labor of love and the organizers and teachers have spent an enormous amount of time making a happy fun filled environment for our kids to learn. Our six year old daughter and three year old son have been attending the Scuola PIB for the past semester and they’ve improved their italian immeasurably and I’ve even improved my own italian by hanging out with friendly and animated italian parents and practicing. It’s a great community and I’m happy to be part of it.


Riccardo

Parlare una lingua è un processo sociale, e in questo la Scuola PIB è un risorsa essenziale per nostra figlia.  Siamo al secondo anno di frequenza, e in questo periodo l’italiano di mia figlia è migliorato costantemente.  Essendo una delle tante coppie in cui solo uno dei genitori è italiano, la scuola PIB è particolarmente importante per lo sviluppo linguistico di mia figlia.  Oltre ad essere un ottimo ambiente per stimolare lo sviluppo della lingua italiana nei bambini, la scuola PIB è una simpatica comunità di genitori, maestri/e e volontari/e, e siamo davvero fortunati di farne parte.


Chiara

I miei bambini, di 4 e 7 anni vanno alla Scuola PIB da due anni ed è una scuola specialissima.  Fornisce l’occasione per fare amicizie e giocare con bambini che parlano italiano,  i bimbi sono connessi all’Italia ascoltando le storie e vivendo le festività della nostra cultura.
Oggi mio figlio ha avuto una lezione sulla Divina Commedia. Potrebbe sembrare prematuro per un bambino di 7 anni. Invece, ne era cosi entusiasta che non mi ha dato tregua fino a quando non si è assicurato che gli avessi comprato la copia per bambini da leggere!


Gabriel

To see my children’s education rounded out with these inspiring topics from across Italian culture is really wonderful. Special classes on everything from Ferrari to the Renaissance have exposed my children to topics they wouldn’t have learned about for years in a typical American elementary school.


Vivian

Un antico proverbio narra che una mela non cade mai troppo lontana dall’albero, riferendosi a quanto i figli spesso somiglino ai propri genitori. Ma le mele di quell’albero che, pur avendo radici immerse nel suolo nativo, abbia in seguito esteso i propri rami tanto da sconfinare su un suolo diverso, quanto vicine potranno cadere rispetto alle radici dell’albero stesso che le ha generate? In questa metafora e’ racchiusa un’imprescindibile differenza che esiste tra me ed i miei figli: io sono nato e cresciuto in Italia, mentre loro sono nati (e probabilmente cresceranno) negli Stati Uniti d’America.
Io sono nato e cresciuto nel Bel Paese dove il sole non scotta bensì abbronza, dove uno scroscio di pioggia non dura mai abbastanza da giustificare l’ombrello, e dove la neve e’ un evento cosi’ sporadico che pochi centimetri bastano a paralizzare intere città! I miei figli sono nati in un paese (altrettanto bello) in cui si e’ talmente abituati alla neve, alla pioggia ed al freddo si fa footing anche in inverno e che, quando c’e’, dal sole ci si protegge!
Io sono cresciuto nel paese dove l’arte e’ di casa: la si incontra passeggiando sui sampietrini della città vecchia; attraversando quel corso che divide i resti del tempio greco dall’anfiteatro romano; la si trova andando a messa nella chiesetta rionale trecentesca; o quando anfore, colonne e capitelli dorici sbucano come funghi dagli scavi edili dietro casa. Per i miei figli ammirare anfore, colonne e capitelli dorici probabilmente significherà pagare il biglietto d’ingresso al Fine Art Museum.
Io sono cresciuto svegliandomi la domenica mattina con il profumo del ragù di pomodoro fatto a casa che, dire che venisse cucinato a fuoco lento, sarebbe un eufemismo. Per i miei figli e’ festa quando la domenica mattina si va tutti a fare il brunch con uova strapazzate e bacon!
Io sono cresciuto con la pastorale suonata dalle bande per le strade a Natale, con le maschere ed i carri di cartapesta a Carnevale, e con le “pericolosissime” uova di cioccolato-con-sorpresa a Pasqua … il tacchino si mangiava per punizione, e l’unico “ringraziamento” era per il nonno che, di nascosto, ti spezzava con l’acqua un mezzo bicchiere di vino. Per i miei figli il Natale si accompagna alle note di Rudolph and Jingle bells, ci si maschera ad Halloween, a Pasqua si aspetta l’Easter Bunny, ed il tacchino e’ il piatto forte della cena del Ringraziamento!
Io sono cresciuto nel paese dove la pizza e l’ananas non si incontrano mai, dove la pasta e la salad sono due pietanze distinte, il caffe’ “di rito” non si beve mai da soli, e dove nel giorno del tuo compleanno offri tu per tutti! Per i miei figli la pizza l’hanno inventata i “Sicilians”, la pasta un tale “Alfredo”, il caffe’ più e’ large e meglio e’, e nel giorno del tuo compleanno di sicuro tu non paghi!
Per me il calcio non e’ uno sport bensì una religione, fatta di partite disputate nei cortili di casa, di schedine del Totocalcio il sabato e di novantesimi minuti la domenica. Per i miei figli lo sport sarà una religione politeista popolata da Divinità appartenenti ai Red Sox, ai Patriots ed ai Bruins!
Per me sarà sempre naturale esprimermi in italiano perché e’ la mia prima lingua il cui alfabeto inizia con “a, bi, ci…” Per i miei figli e’ spontaneo parlare in inglese, perché e’ la loro prima lingua il cui alfabeto inizia con “ei, bi, si”.
Queste sono solo alcune differenze (elencate solo per divertire e non per criticare) che riassumono tuttavia una realtà innegabile: Io sono un Italiano con tanti motivi per cui essere innamorato dell’America (in cui vivo); i miei figli sono degli Americani senza alcun apparente motivo per cui essere innamorati dell Italia (perché non ci hanno mai vissuto). Da genitore, la lingua italiana potrò sempre insegnarla ai miei figli, facendogliela studiare sui libri e abituandoli ad ascoltarla; ma l’amore per Italia non e’ altrettanto facile da insegnare ad un figlio; l’amore per l’Italia non si apprende studiandolo sui libri, ne’ e’ qualcosa a cui li si può far abituare… e’ un qualcosa di più grande, che può soltanto essere trasmesso da chi lo possiede a chi ha desiderio di recepirlo. Ma per quanto impegno e buona volontà un genitore possa metterci, spesso non basta, soprattutto perché i figli, crescendo, hanno la naturale tendenza all’emulazione dei loro coetanei, con la conseguenza del rifiuto di tutto ciò che ai loro occhi appare come “diverso” (inclusa quella strana lingua che mamma e papa’ si ostinano a parlare)… Di solito il risultato e’una partita persa!
Ed e’ proprio a questo punto della partita, giocata tra la mia voglia di italianità e il naturale desiderio dei miei figli a crescere da americani, che la scuola dei Piccoli Italiani di Boston e’ entrata in campo: e lo ha fatto con un team di insegnanti, collaboratori, volontari ed amici che, facendo tutti insieme gioco di squadra, hanno dato vita a quello che un genitore da solo non avrebbe mai potuto realizzare, ovvero la “comunità”. Devo ammettere che inizialmente l’idea di far frequentare ai miei figli una scuola al Sabato (qui dove il Saturday e’ sacro!) mi sembrava una forzatura, motivata più dal mio desiderio di far mantenere ai bambini il contatto con la lingua italiana piuttosto che dalla loro effettiva volontà di andarci. Ma sono bastate poche lezioni affinché mi accorgessi che i Piccoli Italiani di Boston, prima ancora che essere una scuola, e’ un luogo di aggregazione culturale, dove bambini di diverse eta’, ma tra loro accomunati dalla conoscenza della lingua italiana, si riuniscono per socializzare, conoscersi e giocare assieme, ed in cui tutti sono felici di parlare in italiano perché lo fanno divertendosi insieme ai loro “nuovi” coetanei… e divertendosi, nel frattempo, imparano!
L’adozione esclusiva dell’ italiano durante le ore di scuola e’ un aspetto fondamentale, non tanto per apprendimento ed il miglioramento della lingua in se, ma soprattutto perché la lingua diventa il mezzo necessario a far raggiungere lo scopo più importante che la scuola si prefigge, cioè quello di infondere nei nostri figli l’amore per la cultura italiana. La scuola PIB, oltre che fornire le basi per il miglioramento lessico/grammaticale della lingua in se’, tende soprattutto a coinvolgere l’entusiasmo dei suoi giovani alunni, tanto con eventi legati alla cultura italiana, quanto con lezioni supplementari riguardanti argomenti di carattere nazional popolare tra i più vari. Il risultato di tutto ciò e’ che all’interno della scuola molti genitori si trasformano all’occorrenza in volontari, educatori, insegnati loro stessi, perché, in quanto parte di una comunità di professionisti, ciascun genitore ha qualcosa da insegnare ai nostri figli/studenti. Ciò ha fatto si che la comunità, inizialmente nata per il piacere di far stare insieme i bambini, abbia contagiato anche gli adulti, per cui e’ spesso capitato che i genitori siano diventati anche straordinari cuochi, o abili camerieri, o intraprendenti cineasti, o battitori d’asta e organizzatori di eventi, tutti motivati dal semplicissimo piacere di stare insieme. Praticamente, una scuola nata dall’idea di insegnare l’italiano ai bambini facendoli divertire, e’ riuscita a re-insegnare agli adulti a divertirsi in italiano. Ed ecco che cosi’ ci siamo ritrovati tutti, adulti e piccini, a festeggiare il periodo Natalizio con panettone e tombolata, o il carnevale tra maschere, coriandoli e pignatte, o semplicemente a trascorrere un pic-nic tirando calci ad un pallone tra una fetta di focaccia ed una di anguria.
Probabilmente, ed e’ anche giusto che sia cosi’, i miei figli continueranno a crescere come perfetti Americani. Eppure mi piace pensare che, negli anni a venire, loro possano conservare l’amicizia con i loro “non-più-piccoli” amici italiani di Boston con cui parleranno in un fluente italiano. Cosi’ come mi inorgoglisce l’idea di aver provato ad infondere in loro quella convinzione (cosi’ presuntuosamente italiana) che per quanto piacevole sia andare a fare il Sunday brunch, sarà sempre una festa anche quando mamma cucina il sugo a casa; o che, per quanto bella e veloce possa essere una Corvette, non sarà mai più bella di una fiammante Ferrari; o che, per quanti Superbowl di fila disputeranno i Patriots, loro possano gioire rivedendo l’Italia alzare la coppa del mondo (magari…), cosi’ come spero sapranno ridere a squarciagola con un film di Toto’, emozionarsi ammirando la Cappella Sistina, o che, una volta in pizzeria… scusatemi tanto, ma la pizza con l’ananas n’copp proprio non si può mangiare! Potrò a quel punto dire di essere riuscito a trasmettere loro un po’ di quell’amore per l’Italia che porto dentro!